Vita

 

Sono nato a Napoli nel 1973 – l’anno dell’ultima epidemia di colera.
 
Presto ci spostiamo a Firenze per il lavoro di mio padre. Qui cresco, affascinato dai racconti e dalle canzoni di mia madre, che mi convincono che proveniamo da un posto molto più grande, più colorato, più divertente e umano. Me ne inculca l’appartenenza con la naturalezza con cui mi abbraccia. Anche la lingua è diversa, e ci suona greve. 
 
Le prime storie sono quelle raccontate dal nonno. Le gesta dei paladini di Francia incarnate nei pupi siciliani e le disavventure di Pinocchio. Una volta imparato a leggere divoro libri di storia, geografia e scienze. La cosa che mi piace di più fare in assoluto è disegnare. Poi, non si sa come, esprimo il desiderio di suonare il violino, che studierò per sei anni. 
 
Viviamo in una zona tranquilla dove la natura ci circonda. Vado a scuola a piedi col mio migliore amico e passo molti pomeriggi per strada a giocare a pallavolo con i vicini. Detesto il calcio, mi appassiono al tennis. Nei primi anni di liceo mi do al teatro, esperienza che in seguito mi servirà moltissimo.
 
Prima chiusa e repressa, poi esplosiva e temeraria adolescenza. In cui le lingue straniere e la letteratura sono il mezzo principale per travalicare, esplorare altri mondi, poi farli casa. Alla fine del liceo nel 1992 mi trasferisco a Dublino per un grande amore. Mi iscrivo al Trinity College per studiare Lingue e Storia dell’Arte e contemporaneamente trovo lavoro come docente di italiano. Vengo coinvolto nella vita delle società studentesche, diventando col tempo tesoriere della Modern Languages Society e segretario della Gay and Lesbian Society. E vinco il Concours de Français oral, organizzato annualmente dall’Alliance Française e dall’Ambasciata francese di Dublino per segnalare lo studente col miglior francese orale di tutte le università d’Irlanda..
 
Alla fine del secondo anno si annuncia la necessità di un soggiorno in Germania per perfezionare il tedesco. Rifiuto una borsa di studio del dipartimento che mi avrebbe permesso di passare nove mesi all’Università di Kiel. Il posto proprio non mi interessa. Decido di prendermi un year out; meglio cavarsela da soli pur di andare a Berlino, la meta dei miei sogni. Qui mi mantengo facendo il lavapiatti alla mensa della Hochschule für Künste e dando lezioni private di italiano. Gli ultimi mesi faccio anche lo strillone, vendendo copie del quotidiano Der Tagespiegel appena uscite dalla tipografia la notte sui treni della metropolitana. Un po’ del tempo libero lo dedico a fare il volontario presso la sede dello Schwules Museum sul Mehringdam. Inizio a interessarmi alla storia del movimento LBTQ+ nella Germania di Weimar, il che mi porterà a decidere di scrivere la tesi di laurea sull’opera di John Henry Mackay, pioniere della liberazione omosessuale nella Berlino degli anni ’20.
 
Due anni dopo – con tristezza  – lascio il Trinity col massimo dei voti. Potrei rimanere in Irlanda, ma l’irrequietezza e l’incertezza prevalgono. Ottengo una borsa di studio per un Master in italianistica al University College a Londra, e viene gettato un nuovo ponte. Ulteriori finanziamenti mi permetteranno di rimanere e terminare un dottorato sotto la supervisione di Emmanuela Tandello, studiosa di poesia del Novecento. Tema scelto: l’omoerotismo nell’opera di Umberto Saba – il mio tentativo di aprire i queer studies verso la tradizione italiana. Quattro anni arricchenti ma duri, in cui insieme alla ricerca inizio ad insegnare nel dipartimento.  Oltre ad andare a nuotare diverse volte la settimana e a non trascurare delle puntate nella scena house londinese.   
 
Le estati, come sempre, sono a parte. Attraverso l’Europa a singhiozzo, affidandomi all’ospitalità di amici, amanti o nuovi incontri, per raggiungere l’Italia e il sole. Spesso mi spingo più avanti, e saranno le prime esplorazioni della Grecia da adulto. Vado in discoteca a Mykonos ma scopro anche il piacere di camminare, di conoscere i luoghi lentamente a piedi.
 
Terminato il dottorato trascorro un anno all’Accademia britannica di Roma grazie a una Fellowship della British Academy. Per la prima volta in molti anni ho tempo. Devo solo fare ricerca. Nessuna incombenza pratica.
 
La città mi avvolge e mi incanta. L’Academy mi paga per ampliare l’ottica della tesi di dottorato a tutta la produzione poetica gay maschile del Novecento italiano. Ed è grazie alla ricerca che entro in contatto con personaggi del mondo della cultura che diventeranno amici: Massimo Consoli, padre autoproclamato del movimento LGBTQ+ italiano e amico del poeta Dario Bellezza; il critico letterario Francesco Gnerre, pioniere dei gay studies in Italia; Elio Pecora, scrittore e biografo di Sandro Penna; e il saggista Andrea Pini. Vacanze romane di svolta anche perché scrivo di getto un’intera raccolta poetica. Viene miracolosamente accettata dal primo editore a cui la invio. 
    
Nuovi fili mi stanno ri-legando all’Italia dopo una lunga fase peripatetica e di dislocamento linguistico. Ma torno nel Regno Unito per un incarico temporaneo a Oxford, al Christ Church College, in letteratura italiana. Tuttavia lo sguardo inizia a fissarsi altrove. Al termine dell’anno le idee si sono chiarite e decido di tornare, dopo quattordici anni all’estero, più o meno definitivamente in Italia. 
 
È da poco uscita la raccolta, dal titolo Sensi diversi. A trentatré anni non sono un esordiente particolarmente precoce, ma qualche mese dopo ci prendo il Premio Camaiore per l’opera prima.



 

Tornare è più difficile che partire. Ci vuole di più a riabituarsi alla propria cultura di quanto non ce ne voglia a sentirsi a proprio agio in una straniera. In più, dal punto di vista letterario sono come catapultato da un pianeta ignoto. Con molto studio ed esperienze alle spalle ma senza apprendistato letterario apparente.
 
Ma i libri muovono. Grazie al mio entro in contatto con una Firenze diversa da quella del ricordo che si salda idealmente alle conoscenze fatte a Roma. Alla prima uscita pubblica vengo avvicinato da Mariella Bettarini, che poi scoprirò essere la decana della poesia a Firenze. Accanto la sua compagna Gabriella Maleti, poeta e fotografa, con cui dirige una casa editrice e cura una rivista. E poi Marco Simonelli e Rosaria Lo Russo, presenze nella mia vita ancora oggi.
 
Ritrovo Lino Centi, artista e designer dalla carriera internazionale col quale il rapporto non si interromperà mai nel tempo. Gli presterò la voce per le pubbliche letture del suo primo romanzo, e lui mi dedicherà delle opere. Nella sua seducente casa-studio alta sui tetti di via Palazzuolo ho messo piede per la prima volta a quattordici anni, quando non ero ancora né carne né pesce. 
 
Inizio a lavorare come docente di storia dell’arte e letteratura italiana presso l’Abroad Program della James Madison University a Firenze. Scivolo con naturalezza nella bolla anglofona degli istituti universitari per stranieri nella mia città. Ma tengo il piede in due staffe e collaboro anche con l’Associazione Trekking Italia, il che mi dà la possibilità di creare itinerari e di accompagnare gruppi di trekking. Tra varie destinazioni nel sud Italia finisco per conoscere molto bene la Basilicata, la regione nostrana che più mi affascina da una tenera età.
 
Marco Simonelli diventa il grande amico. È con lui che condivido e discuto le poesie che scrivo, ricevendo le sue, con lui ci scambiamo i titoli da leggere e i pettegolezzi poetici. Iniziamo ad apparire insieme per letture e presentazioni. Grazie a Claudio Finelli, attivista, poeta e drammaturgo napoletano, ci assicuriamo una presenza regolare nella mia città natale e siamo invitati alle settimane culturali che accompagnano il rinnovato Pride campano. E poi passiamo molti periodi insieme a Viareggio, dove i suoi genitori hanno una casa. Giorni svagati in cui insieme al suo compagno attraversiamo in bici la pineta e trascorriamo ore sull’amata spiaggia della Lecciona.
 
Marco mi fa anche conoscere un sacco di gente. Tra i primi Giuseppe Girimonti Greco, allora all’inizio di una brillante carriera di traduttore dal francese, che organizza delle soirées nella sua casa ricolma di libri e ha un talento unico per far incontrare le persone. A lui devo un sostegno costante negli anni fatto di consigli e contatti ma soprattutto di azioni generose. 
 
Continuo a scrivere, pubblico in riviste e antologie, vado ai festival, stabilisco nuovi legami nel mondo dell’accademia e della poesia, tra cui Franco Buffoni, poeta e studioso di letteratura LGBTQ+. Mi occupo anche di altri poeti. In occasione del decennale della morte di Dario Bellezza curo un dossier per l’ “Italian Poetry Review” della Columbia in cui compaiono le mie traduzioni in inglese di un gruppo di sue poesie. Per il coreano Ko Un, più volte candidato al premio Nobel, scrivo un saggio introduttivo all’edizione italiana del poemetto Venti. E curo e traduco due volumi di versi, le Elegie romane di Goethe e una scelta dall’opera di Christina Rossetti. 
 
Nel frattempo ho terminato un nuovo libro di poesia, Territori d’oltremare, che parla dei miei anni londinesi, di Roma e della Grecia, e lo mando a un concorso. Vince il premio Sandro Penna per l’inedito, cui si aggiungeranno dopo la pubblicazione menzioni speciali ai premi Astrolabio, Gozzano e Tassoni, e le traduzioni di alcuni testi in sloveno nell’antologia Moral bi spet priti: sobodna evropska gejevska poezija, a cura di Brane Motzetič, e in tedesco a cura di Eva Taylor sulla rivista “Signum”.
 
Fortunatamente rimango diviso e disperso. La letteratura vive col resto. E in questo resto c’è anche Itaca, un luogo che ho scoperto e in cui ho preso a ritornare. Le amicizie fatte mi coinvolgono in un progetto di cooperazione dal basso per la riapertura dell’antica rete di sentieri. Lavoro che dà frutti permettendomi di iniziare a condurre regolarmente gruppi di trekking sull’isola. 
 
Credo nel viaggiare lento e nell’attraversare i luoghi con rispetto, lasciandosene penetrare. L’attività di accompagnamento in diverse zone della Grecia è una gioia che continua tuttora.
 
Nel 2012 viene presentata in anteprima al Queer Festival di Roma Le parole tra gli uomini. Antologia di poesia gay italiana dal Novecento a oggi. L’opera colma un vuoto e suscita attenzione: avrà tre edizioni nel giro di pochi anni, sarà discussa su Radio3 e recensita sulla Lettura e La Repubblica, oltre a girare all’estero con presentazioni al Trinity a Dublino, a UCL, all’Università di Salford e alla libreria italiana di Londra. Su input del poeta Gandolfo Cascio, professore all’università di Utrecht, partiamo da Le parole per pensare un’opera simile ma più leggera, contenente una selezione meno ampia ma tradotta con testo a fronte. Nasce così De beste jeugd (La meglio gioventù), finanziata e pubblicata dall’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam, presso il quale la presenteremo insieme ai traduttori.
 
Non ultimo il progetto de Le parole mi permette di legarmi a vari autori, tra cui i più anziani Enzo Villani e Agostino Raff, e lo scrittore e regista teatrale svizzero italiano Lou Lepori, col quale manterrò un rapporto costante di scambio punteggiato dalle sue annuali apparizioni a Firenze per andare a mangiare insieme in trattoria.
 


 

Arriva la necessità di una pausa dai ritmi di questi primi anni di scrittura. Riesco a ritagliarmi due mesi interi per vagare in Grecia, dal monte Pelion, a Salonicco, a Samotracia e Atene in inverno. In un’altra occasione, dopo averlo tanto desiderato, potrò finalmente mettere piede in Epiro. Vi ritornerò trascorrendo un mese a Ioannina durante il quale inizierò l’apprendimento del greco moderno. Tutto grazie al sostegno di un amico epirota, ultimo pastore di un paese dello Zagori, che ama che io sia così preso dalla sua terra. 
 
Anni di silenzio poetico, con il viaggiare che si alterna a una dimensione più introversa e raccolta. Sono sulla soglia dei quaranta. Mi dedico al nuovo appartamento in cui amo organizzare feste, e che ha un terrazzino dove do sfogo all’amore per le piante. Diradati gli impegni mi rivolgo a una lunga serie di letture scientifiche e di filosofia orientale. Un nuovo sentire che si coagulerà lentamente, portando alla ripresa della scrittura con i primi testi della futura raccolta Anno naturale.
 
Entra nella mia vita lo scultore Filippo Dobrilla, amatissimo genio che di lì a poco esporrà i suoi Giganti all’Expo di Milano. Sino alla sua morte prematura frequenterò con regolarità il suo straordinario rifugio eremitico sul monte Giovi, condividendo esaltazioni e travagli della sua arte e della sua radicale scelta di vita.
 
All’inizio del 2016 il mondo in qualche modo mi richiama. Arriva la commissione di Patrick Dubuis, direttore della rivista queer francese Inverses, che mi affida un numero speciale bilingue sull’Italia per il quale coinvolgo un’ampia schiera di scrittori, artisti, attivisti e studiosi. Sul fronte fiorentino Alessandro Raveggi mi comunica l’idea di fondare The Florentine Literary Review, la prima rivista letteraria bilingue in Italia. Mi offre di entrare nella redazione per dare una particolare attenzione alla poesia, e accetto. Il lavoro di squadra, lo scouting letterario, le riunioni infuocate a casa mia poi sedate da un take away indiano, sono una nuova esperienza entusiasmante.
 
Esce Sale del ricordo, il secondo volume della trilogia aperta da Territori d’oltremare, con poesie sugli anni di Dublino e Berlino e su Mykonos. È finalista al premio Mazzotta con una giuria di cui fanno parte Franco Buffoni, Antonella Anedda, Fabio Pusterla e Giuliano Ladolfi.
 
Sul fronte dei cammini cambiano per un po’ le latitudini. Talvolta mi richiamano i legami col nord Europa, la nostalgia delle lingue – così percorro a piedi le gole del Reno, e poi il vallo di Adriano.
 
Per anni ho dubitato di portarlo a termine. Un lungo lavorio sotterraneo, ricerche approfondite e tre successive riscritture. Ma nel 2019 esce, Itaca, il mio esordio come scrittore di viaggio. Se ne parla sul supplemento culturale del “Sole-24Ore”, a Radio3, sull’ “Osservatorio dei Balcani e del Caucaso”, e arrivano menzioni speciali ai premi Naldini per la letteratura di viaggio e Gambrinus – Sezione “Viaggio e esplorazione”. 
 
Instauro un rapporto di amicizia e collaborazione con Claudio Visentin, scrittore, docente e fondatore della “Scuola del Viaggio”, ai cui corsi di scrittura creativa partecipo accompagnando i gruppi a Itaca.
 


 

Gli anni del Covid sono indimenticabili. Perdo lavoro, casa, un grande amore finisce. Un esaurimento mi terrà per due anni nell’ombra. Quando inizio a uscirne, è ricominciare tutto da capo.
 
Vado a lavorare in una fabbrica, poi in un negozio, metto da parte i soldi per poter permettermi una formazione, ottengo un nuovo diploma. Ma la realtà è così dura che schiaccia la creatività. Mi chiedo se scriverò mai più. Tuttavia ho due libri quasi finiti nel cassetto, e per mescolare le carte decido che vale la pena farli uscire.
 
Così nel 2021 appare Anno naturale, raccolta in versi regolari ispirata alla natura e alla scienza che rappresenta una sterzata rispetto a ciò che ho scritto prima. È l’occasione per approfondire la conoscenza, che diventa amicizia, con Tommaso Lisa, scrittore entomologo che ne redige l’introduzione. Il libro è finalista al premio Reiner Maria Rilke e primo nella sezione Poesia delle Classifiche di qualità de “L’Indiscreto”. L’anno dopo esce L’altro Saba. L’omoerotismo nel “Canzoniere”, frutto di un cantiere aperto molti anni prima, recensito sul “Piccolo” di Trieste, “La Repubblica”, presentato su Radio3, secondo posto nella Saggistica delle Classifiche di qualità. 
 
Sono libri che non ho la possibilità di seguire come vorrei. Tra le poche presentazioni mi piace ricordare quella su Saba alla biblioteca Marconi di Roma, su invito di Andrea Pini, alla quale intervengono Elio Pecora e, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, l’amato Francesco Gnerre.    
 
Nel frattempo rientro gradualmente nel giro delle università straniere in città, e oggi insegno storia dell’arte e lingua italiana per diversi istituti quali l’Accademia Europea di Firenze, la Kent State University e AIFS, oltre a continuare a tradurre dall’inglese, dal francese e dal tedesco.
 
Mi accosto alla meditazione e la filosofia buddhista. L’interesse per la psichedelia mi porta a trascorrere un mese in Olanda in una casetta di legno non lontana dalle dune giganti del mare del Nord. L’anno dopo sono in Portogallo per prendere parte a Boom!, il più grande festival psichedelico in Europa.
 
Mi dedico sempre di più alla letteratura di viaggio. Propongo un Book Club su testi di grandi viaggiatori e viaggiatrici alla libreria “On the Road” a Firenze, l’iniziativa va in porto con successo e continua. Riprendo ad accompagnare trekking a Itaca e in Epiro.
 
Nel 2025 è uscito l’ultimo lavoro, Otto passi sul Reno. A piedi lungo il Cammino dei castelli del Reno da Bingen a Coblenza